Renzo Samaritani e le Streghe Madri

di Enrico Tassetti

Cercando in Internet la storia delle Tre madri ci siamo imbattuti in un libro di Renzo Samaritani La brezza profumata dei fiori nei boschi- mai titolo fu più innocente? Tra le pagine di questo curioso romanzo-esoterico appare un capitolo che tratta della leggenda delle tre madri. In esso si racconta che:

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Le Tre Madri, sono tre aspetti della stessa Dea. Dai Tre aspetti fondamentali della realtà si producono innumerevoli altri aspetti. Vediamo infatti che l’universo procede secondo tre dimensioni:
creazione, mantenimento e distruzione
nascita, riproduzione e morte
passato, presente e futuro
Questi tre aspetti della Madre – che è conosciuta anche come il Grembo dell’Universo – la Yoni universale, costituiscono la Legge suprema di questo universo, che governa ogni essere, ogni cosa, ogni esistenza, compresa quella degli dei.
La Dea si manifesta nella Terra, nella Luna e nella Kundalini, l’energia creatrice che risiede in ogni corpo umano, e mostra i tre aspetti anche in tali dimore:
primavera, estate, inverno
luna crescente, luna piena, luna calante
infanzia, periodo riproduttivo, vecchiaia
I tre aspetti della creazione, del mantenimento e della distruzione sono collegati, nel misticismo vedico, alle tre “corde” — la passione, la virtù e l’ignoranza. In realtà tutte e tre queste corde si intrecciano costantemente e in modo inestricabile, e non possono essere definite semplicisticamente. La passione è semplice movimento, così come la nascita: non si può rimanere costantemente nella passione, così come non si può prolungare l’istante della nascita.
La passione genera e dà alla luce la virtù oppure l’ignoranza: non si può rimanere sempre e soltanto nella passione, a meno che non si continui a oscillare come in altalena tra la virtù e l’ignoranza. Questo è il luogo di dimora della passione: un ponte tra due rive, dove non ci si può fermare mai, e dove non si arriva mai da nessuna parte. In questo senso e’ detto che la corda della passione e’ priva della qualita’ dell’elevazione spirituale: come in una scaletta di corda ci sono due corde verticali (una che va su e l’altra che va giu’), e poi c’e’ una corda orizzontale che le collega e che serve solo come mezzo: questa e’ la funzione della passione.
L’utilità del ponte non è quella di continuare ad andare avanti e indietro tra una riva e l’altra, bensì di collegare le rive con un flusso di idee, di persone e di cose che per essere positivo deve salire dall’ignoranza alla virtù e ridiscendere a pioggia dalla virtù all’ignoranza portando ovunque la benedizione della conoscenza.
La passione è rossa, come il sangue. Il sangue ossigenato scorre in tutto il corpo su fino al cervello per portare nutrimento e pulire i canali dell’energia, e poi ridiscende trasportando le scorie verso gli organi che provvedono a fare le pulizie. Se la corrente si invertisse, portando le scorie al cervello, sarebbe il disastro. Così anche nel corpo astrale l’energia della passione deve salire verso l’alto, stimolando il serpente sacro della Kundalini ad elevarsi da un chakra all’altro fino al loto dai mille petali.
Nella tradizione vedica Durga rappresenta il combattimento (la Vergine Guerriera), Laksmi rappresenta l’abbondanza (la Madre Terra) e Sarasvati rappresenta la saggezza (l’Antica che tutto conosce).
Non sono diverse dalla Vergine, dalla Madre e dall’Anziana della nostra tradizione Wicca. La Dea Si manifesta nel principio femminile che genera e governa questo mondo, e lo conserva e lo distrugge nella Sua danza insieme al Suo eterno Consorte.
La figura delle Tre Madri nella tradizione europea si ritrova in tutte le aree, dalle tre Parche romane (Nona, Decuma e Morta) e le tre Moire greche (Cloto, Lachesi e Atropo) che reggono il destino di tutti gli uomini, alle tre norne vichinghe Urd, Verdandi e Skuld, che contemplano costantemente il passato, il presente e il futuro della vita.
E’ molto difficile per la società di oggi comprendere il principio femminile della Dea, perché da almeno 4000 anni la società ha fatto di tutto per denigrarlo e cercare di distruggerlo. Per questo motivo la Dea ha inviato sul pianeta le Sue servitrici, affinché si reincarnassero in questo periodo storico per riportare l’equilibrio nella danza della Storia e l’amore della Madre a tutti coloro che ne hanno bisogno.

Renzo Samaritani

LE TRE MADRI
e le Dimore Filosofali di Levana
di Antonio Bigliardi

(https://goo.gl/TXefCA)

Prima che qualcuno errando possa umanamente giudicare, descriverò ciò che ho visto e vissuto, le sofferenze che al Cielo non interessano, affinchè si giunga alla comprensione e al perfezionamento. Visitando le viscere della terra con un vestito di piombo, in quella tenebra più oscura della tenebra, in quel nero più nero del nero, come una notte buia dove non rimane che cenere, si scopre l’anima libera di elevarsi verso un cuore nuovo, cosciente dell’amore spirituale; si giunge alla purificazione che ci porta alla scoperta della Pietra nascosta, un distillato dell’anima, la solidificazione della Luce. Ecco allora l’Unione, la Sintesi, Sole e Luna si incontrano, il Cielo e la Terra si uniscono, la Saggezza e l’Amore si fondono in un rosso lago di Sangue, è la sublime Perfezione.
Comprendere il Mistero del male significa penetrare in esso e lasciarlo agire affinchè durante la sua manifestazione scaturisca l’accettazione, il perdono sincero e l’unione con il piano infinito d’amore del Creatore. Questa comprensione del Mistero avviene realizzandolo, come un indimenticabile sguardo dove l’intensità delle vibrazioni giunge immediatamente al cuore con la velocità della Luce.
Le tre Madri, dame della seduzione, madri dell’indifferenza, severe e tremende, affascinanti figure femminili dal cuore di ghiaccio, madri della mortificazione, madri della vessazione, seducenti betulle argentate striate di nero che suggestionano l’anima, assetate di dolore, di occulto, di sangue, si nutrono di sospiri, di lacrime e vivono nelle tenebre, lune nere che non riflettono luce, bui crateri che eclissano il sole.
Spargono il male tutt’intorno a loro, si crogiolano nel caos e nella disperazione umana. La sofferenza altrui, generata dalla divisione, è ciò a cui tendono inizialmente, avvolgendo tutto di oscurità, per indurre alla dispersione, separando ogni creatura dal Creatore.
Il loro sguardo fiammeggiante è difficile da sostenere, adesca, confonde e corrompe il cuore, ferisce l’anima a tradimento, come uno zucchero falso che si rivela amaro veleno infernale col passare del tempo.
La loro voce subdola tocca i confini dell’ira ma può dolcemente insinuarsi nei meandri del cuore per carpirne i battiti e succhiarne l’amore, prenderne il controllo dell’anima, manipolandola a piacimento, sballottandola come un pupazzo tra apparente dolcezza, cattiveria e improvvisi dolori, crudeltà e tristezza, apatia e insonnia, paura e incubi, vero inferno sulla terra.
Ogni regina madre diventa tale grazie ad un’iniziazione particolare, quasi sempre traumatica, vissuta fin dalla nascita, con eventi che la segnano e la portano ad essere indipendente e studiosa, dotata di un forte spirito dominante, con adeguate capacità decisionali che infliggono sulle vittime prescelte.
Sospiri, oscurità e dolori, lacrime, vengono dosati e miscelati in forma tale da far scivolare pian piano ogni preda nel baratro del peccato mortale costantemente rinnovato. Provano piacere per ogni minimo male procurato e godono ad ogni cosciente peccato del prossimo.
Le dimore delle tre madri sono ben difese, esternamente colorate e con fiori, buie e generalmente senza piante all’interno, spesso risultano abitate da felini e ricche di influenze spirituali funeste, simbologie esoteriche, oggetti, libri, strumenti, profumi, pietre, metalli, bevande, miscele e cibi preparati con l’ausilio di conoscenze occulte.
I colori dominanti sono il rosso del sangue, il blu della notte e il nero delle tenebre, celati e mimetizzati sotto le sfumature variopinte delle lusinghe, dell’attrazione romantica che inganna il cuore e lo adesca al volere del male; i colori immersi nella nebbia, sono incanalati in forme organiche morenti, portanti ad una sofferenza che si rivela matrice di odio universale, nutrimento eccelso per l’oscura egregora del male.
Queste tre sinuose presenze femminili, figlie di Levana, dai nomi, simboli e segni latino-romani, giocano col naturale e insito bisogno di amore dell’uomo, deformandolo e sostituendolo con una dipendente schiavitù che isola dalla famiglia e dalla comunità, sfruttando la menzogna per creare esseri automi e burattini quasi totalmente incoscienti a loro disposizione.
Possono essere identificate dai penetranti, dolci e terribili sguardi che offrono in certe iniziali occasioni, inoltre da certi gesti che eseguono per iniziare la dipendenza emotiva, come lasciar cadere appositamente a terra oggetti (caricati e impregnati di particolari forze) che verranno poi raccolti dalla preda come ignaro segno spontaneo di gentilezza.
Questi oggetti chiamati anche talismani, vengono alimentati costantemente in forma spirituale cioè nutrendo gli spiriti ad esso collegati; sono quindi in grado di assorbire determinate energie e di generare con esse certe influenze.
Oltre gli oggetti vi sono varie pratiche magiche utilizzate dalle Madri, come le influenze trasmesse con la mano, lo sguardo, la voce e il bacio.
La mano alzata è una potenza che può attirare e proiettare correnti energetiche e forze, la stretta di mano è un gesto significativo, un vero scambio che crea una trasmissione comunicativa potente e una relazione iniziale di corrispondenza fisica.
Lo sguardo è in grado di aprire e penetrare l’anima di una persona poichè gli occhi sono un ponte potentissimo di comunicazione, come una porta spalancata sul nostro cuore, sono altresì capaci di paralizzare momentaneamente le energie e di ipnotizzare la volontà.
Solo gli occhiali a specchio offrono una minima protezione a certi sguardi, questo perchè i nostri occhi al riparo delle lenti a specchio non possono essere totalmente preda della magnetizzazione provocata dalla Madre, e la stessa difficilmente riesce a provocare uno sguardo magnetico specchiandosi.
Lo specchio mostra la coscienza e ci rivela; certe favole raccontano di creature come i Vampiri invisibili allo specchio, poichè in loro non vi è più nessuna coscienza. Gli specchi sono immediatamente frantumati dai Vampiri. La stessa acqua è uno specchio magico, come Maria che è definita Specchio di Perfezione, in cui si riflettono nel modo più profondo e più limpido le grandi opere di Dio « Alla luce di Maria, la Chiesa legge sul volto della donna i riflessi di una bellezza, che è specchio dei più alti sentimenti, di cui è capace il cuore umano: la totalità oblativa dell’amore; la forza che sa resistere ai più grandi dolori; la fedeltà illimitata e l’operosità infaticabile; la capacità di coniugare l’intuizione penetrante con la parola di sostegno e di incoraggiamento – Giovanni Paolo II in: Redemptoris Mater ».
Le Madri lanciano degli sguardi potenti e penetranti, immense onde e raggi che fulminano come lampi accesi nel cuore; lo sguardo di una Madre disintegra e dissolve ogni barriera, entra nell’anima dolcemente e violentemente, senza trovare ostacoli, tanta è la sua potenza magnetica.
Sguardi vivi e proiezioni di cui ci si ricorda per sempre e che si possono vincere solo con l’Amore, il vero Amore che illuminerà anche i loro occhi.
La voce animata dall’amore è il verbo creatore, una potenza in azione, quando invece è mossa dall’odio diventa mortale e distruttiva, impregnata di forze negative; gesti, sguardi e voci combinati rappresentano un concerto che le tre Madri utilizzano sovente come una miscela, una pozione magica velenosa che affascina e corrompe l’anima.
I baci infine, sulle guancie sono ancora sostenibili, ma quando le labbra si toccano e si congiungono, sono come due cuori che si uniscono, ecco che appare la schiavitù o la libertà, direttamente si spalanca l’inferno o il paradiso e ci si sente cadere sotto terra o volare nei Cieli.
Ecco come Thomas De Quincey descrive le tre Madri nel suo racconto “Levana e le Nostre Signore del Dolore” contenuto all’interno di Suspiria De Profundis: « Spesso vidi nei miei sogni Levana. La riconobbi dai suoi simboli romani.
Levana era la dea romana che esercitava per il neonato il primo ministero di nobilitante benevolenza, tipico, nel suo rituale, di quella grandezza, che è dappertutto propria dell’uomo e di quella benignità delle potenze invisibili che anche nel mondo pagano scende talvolta a sostenerla. Al momento stesso della nascita, proprio quando il neonato saggiava per la prima volta l’atmosfera del nostro travagliato pianeta, esso era deposto in terra.
Questo gesto si prestava a diverse interpretazioni. Ma immediatamente, affinchè una così nobile creatura non restasse in quell’umile posizione più di un istante, o la mano paterna in rappresentanza di Levana, o un parente prossimo in rappresentanza del padre, lo sollevava in alto, gli ordinava di stare eretto quale sovrano di tutto il mondo e ne volgeva la fronte verso le stelle dicendo, forse in cuor suo: « Ammirate ciò che è più grande di voi! » Questo atto simbolico rappresentava la funzione di Levana. E quella dama misteriosa che non rivelò mai il suo volto ma sempre agì per procura, traeva il suo nome dal verbo latino (rimasto tuttora nell’italiano) levare, sollevare verso l’alto.
Tale è la spiegazione di Levana. E da ciò è venuto che alcuni intendano per Levana la potenza tutelare che vigila l’educazione nella prima infanzia. Colei che non tollererebbe alla nascita del suo mirabile pupillo nemmeno una sua finta o simbolica degradazione, ancor meno si può ritenere che tollererebbe la vera degradazione inerente al mancato sviluppo delle facoltà che sono in lui.
Ella perciò vigila sull’umana educazione. Ora la parola educo, con la penultima breve, è derivata (per un processo che spesso si riscontra nella cristallizzazione delle lingue) dalla parola edùco, con la penultima lunga. Tutto ciò che educe, o sviluppa, educa.
Per educazione di Levana si intende, perciò, non il povero meccanismo che è messo in moto da sillabari e da grammatiche, ma il meccanismo che è mosso dal possente sistema di forze interiori nascoste nel profondo della vita umana e che, per mezzo di passioni, lotte, tentazioni, energie della resistenza, agisce continuamente sui fanciulli e non si arresta mai né giorno né notte, come le stesse ruote possenti del giorno e della notte, i cui istanti, simili a raggi che non hanno sosta, brillano eternamente nel loro ruotare.
Se queste dunque sono le azioni con cui Levana opera, quale profonda reverenza ella deve provare verso i mezzi del dolore. Ma tu pensi, lettore, che generalmente i bambini non sono soggetti a un dolore come il mio.
La parola generalmente ha due sensi: il senso di Euclide, in cui significa universalmente (o in tutta l’estensione del genere) e uno sciocco senso di questo mondo, in cui significa abitualmente. Ora, io sono ben lungi dal voler dire che i bambini sono universalmente atti a provare un dolore come il mio.
Ma ve ne sono più di quanti voi non sappiate che muoiono di dolore in questa nostra isola. Vi narrerò un caso comune. I regolamenti di Eton richiedono che un ragazzo sussidiato coi fondi della scuola rimanga nel collegio dodici anni; a diciott’anni è dimesso per limite di età e perciò deve entrare in collegio a sei anni.
I bambini strappati alle madri e alle sorelle a quell’età, non di rado muoiono. Parlo per cognizione di causa. Nei registri, la morte non è attribuita al dolore; ma questa è la vera causa. Un dolore di quel genere e a quell’età ha fatto più vittime di quante non gliene siano state attribuite.
È per questo che Levana spesso è in intima unione con le potenze che squassano il cuore umano. È per questo che ella tanto ama il dolore. « Queste dame, » bisbigliavo fra me nel vedere i ministri con cui Levana stava conversando, « queste dame sono i Dolori; e sono tre di numero, come tre sono le Grazie che adornano di bellezza la vita dell’uomo; e tre sono le Parche, che tessono nel loro misterioso telaio il cupo arazzo della vita umana sempre con colori in parte tristi, talvolta accesi di tragico cremisi e di nero; e tre sono le Furie, che portano l’espiazione invocata dall’aldilà per gravi colpe che ancora si aggirano su questo mondo; e solo tre un tempo erano perfino le Muse, che intonano l’arpa, la tromba o il liuto al grave fardello delle appassionate creazioni dell’uomo.
Queste sono i Dolori, tutte e tre a me note. » Le ultime parole le dico ora; ma a Oxford dicevo: « una delle quali conosco, e le altre fin troppo sicuramente conoscerò ». Poiché già nella mia fervida giovinezza, vedevo (vagamente disegnati sul cupo sfondo dei miei sogni) i lineamenti imprecisi delle tre terribili sorelle. Queste sorelle… con che nome le chiameremo?
Se dico semplicemente « i Dolori » vi è la possibilità che il termine sia male interpretato; si potrebbe intendere un singolo dolore — casi separati di dolore — mentre io voglio un termine che esprima le possenti astrazioni che si incarnano in tutte le singole sofferenze del cuore umano; e vorrei presentare queste astrazioni come personificate, cioè rivestite degli attributi umani della vita, e con funzioni prettamente mortali.
Chiamiamole perciò Nostre Signore del Dolore. Le conosco a fondo e ho percorso tutti i loro domini. Sono tre sorelle di un’unica misteriosa famiglia; e le loro strade sono ben distinte, ma il loro regno non ha confini. Spesso le ho vedute conversare con Levana e, talvolta, di me stesso. Parlano dunque? Oh, no!
Fantasmi possenti come questi disdegnano le limitazioni del linguaggio. Essi si esprimono con accenti umani quando risiedono nel cuore dell’uomo, ma tra loro non passa voce né suono; un eterno silenzio regna nei loro domini.
Esse non parlavano, mentre conversavano con Levana; non bisbigliavano; non cantavano; sebbene spesse volte abbia pensato che avrebbero potuto cantare, poiché sulla terra avevo udito i loro misteri spesse volte decifrati dall’arpa e dal cembalo, dal flauto e dall’organo.
Come Dio, di cui sono le ancelle, esse esprimono il loro piacere non con suoni che periscono e con parole che si disperdono, ma con segni in cielo, con mutamenti sulla terra, con palpiti in fiumi segreti: blasoni dipinti sulla tenebra e geroglifici tracciati sulle tavolette del cervello.
Esse roteavano confusamente; io leggevo i loro passi. Esse telegrafavano da lungi; io decifravo i loro segnali. Esse cospiravano tra loro; e sugli specchi dell’oscurità il mio occhio seguiva i loro complotti.
I simboli erano i loro; le parole sono le mie.
Che cosa sono queste sorelle? Che cosa fanno? Vi descriverò la loro forma e la loro presenza; se forma si può chiamare cosa così fluttuante nei suoi contorni; e presenza si può chiamare ciò che di continuo si avanzava in primo piano e di continuo si ritraeva fra le ombre.
La maggiore delle tre è chiamata Mater Lachrymarum, Nostra Signora delle Lacrime.
È lei che notte e giorno delira e geme, invocando volti scomparsi. Ella fu a Roma, quando si udì un suono di lamenti: Rachele che piangeva i suoi figli, rifiutando ogni conforto
Ella fu a Betlemme nella notte in cui la spada di Erode spazzò dalle sue case gli Innocenti e si irrigidirono per sempre i piccoli piedi che trotterellando per le stanze svegliavano nel cuore dei familiari palpiti di amore non inosservati in ciclo.
I suoi occhi sono di volta in volta dolci e astuti, intensi e assonnati; spesso si levano verso le nubi; spesso sfidano il ciclo. Porta sul capo un diadema.
E dai ricordi dell’infanzia sapevo che ella poteva allontanarsi sui venti quando udiva il singhiozzare delle litanie, o il tuonare degli organi o quando osservava l’adunarsi delle nubi estive. E questa sorella, la maggiore, che porta alla cintura chiavi più che apostoliche che aprono ogni capanna e ogni palazzo.
So che ella sedette tutta la scorsa estate al capezzale del mendicante cieco, quello con cui cosi spesso e volentieri mi fermavo a parlare, e la cui pia figliuola di otto anni, dal volto luminoso, resisteva alle tentazioni dei giochi e dell’allegria del villaggio per camminare tutto il giorno lungo le strade polverose col suo infelice padre.
Per questo atto, Dio le inviò una grande ricompensa. Nella primavera dell’anno e quando anche la sua primavera germogliava, Egli la richiamò a sé. Ma il padre cieco la piange in eterno; ancora egli sogna ad alta notte che la piccola mano che lo guidava è stretta nella sua; e ancora si sveglia in una tenebra che è ora avvolta in una seconda tenebra più profonda.
La stessa Mater Lachrymarum ha anche trascorso tutto questo inverno nella camera dello Zar a rievocargli l’immagine di una figlia (non meno pia), che salì a Dio non meno improvvisamente e lasciò dietro a sé una tenebra non meno profonda.
È grazie al potere di queste chiavi che Nostra Signora delle Lacrime s’insinua, intrusa spettrale, nelle camere degli uomini insonni, delle donne insonni, dei bambini insonni, dal Gange al Nilo, dal Nilo al Mississippi. E lei, perché è la primogenita del suo casato ed ha l’impero più vasto, onoreremo col titolo di « Madonna ».
La seconda delle sorelle è chiamata Mater Suspiriorum, Nostra Signora dei Sospiri. Non scala mai le nuvole, né si allontana sui venti. Non porta diadema. E i suoi occhi, se pur qualcuno potesse vederli, non sarebbero né dolci né astuti; nessun mortale saprebbe leggere in essi la loro storia; li troverebbe pieni di sogni morenti e relitti di estasi dimenticate.
Ma ella non alza gli occhi; il suo capo, su cui è posato un turbante in brandelli, è in eterno reclinato, è in eterno nella polvere. Non piange, non geme. Ma sospira impercettibilmente a intervalli. Sua sorella, Madonna, è spesse volte tempestosa e frenetica, inveisce a gran voce contro il cielo e chiede che le rendano i suoi cari. Ma Nostra Signora dei Sospiri non grida mai, non sfida mai, non sogna aspirazioni ribelli. È umile fino all’abiezione.
La sua è la sottomissione di chi non spera. Può mormorare, ma solo in sogno. Può sussurrare, ma solo tra sé nella penembra. Brontola, talvolta, ma solo in luoghi solitari, desolati come lei è desolata, in città diroccate e quando il sole è sceso al suo riposo.
Questa sorella è la visitatrice del paria, dell’ebreo, dello schiavo al remo nelle galere mediterranee; del criminale inglese nell’isola di Norfolk, cancellato dal libro dei ricordi nella dolce, lontana Inghilterra; di chi si è pentito ormai invano e sempre ritorna con lo sguardo a una tomba solinga che gli appare come l’altare demolito di un passato e sanguinoso sacrificio, altare su cui ogni offerta è ormai vana, sia per implorare il perdono, sia per tentare una riparazione.
Ogni schiavo che a mezzodì guardi il sole tropicale con timido rimprovero, mentre con una mano addita la terra, nostra madre comune ma per lui matrigna, e con l’altra addita la Bibbia, nostra maestra comune, ma sigillata e a lui preclusa; ogni donna che sieda nelle tenebre, senza amore che la protegga, senza speranza che illumini la sua solitudine, perché i divini istinti che accendono nella sua natura i germi di quei santi affetti posti da Dio nel suo seno di donna, sono stati soffocati dalle esigenze sociali e si consumano ora inutilmente ardendo tetri, come le lampade negli antichi sepolcri; ogni monaca defraudata della sua primavera, che più non ritorna, da parenti malvagi che Dio giudicherà; ogni prigioniero in ogni carcere; tutti quelli che sono traditi e tutti quelli che sono respinti; i reietti dalla legge della tradizione e i figli della disgrazia ereditaria: tutti costoro si accompagnano a Nostra Signora dei Sospiri.
Anch’ella porta una chiave ma ne ha poco bisogno. Poiché ella regna soprattutto fra le tende di Sem e fra i vagabondi senza casa di ogni paese. Pure ella trova albergo fra gli uomini di più alto rango; e perfino nella gloriosa Inghilterra vi sono alcuni che di fronte al mondo portano la testa alta come la renna superba, eppure in segreto hanno ricevuto il suo marchio sulla fronte.
Ma la terza sorella, che è anche la più giovane…! Ssst! Abbassiamo la voce quando parliamo di lei. Il suo regno non è grande, altrimenti non vi sarebbe più vita; ma dentro quel regno il suo potere è assoluto. Il suo capo, coronato di torri come quello di Cibele, si erge fin quasi a celarsi allo sguardo.
Non si china mai; e i suoi occhi sollevandosi così in alto potrebbero esser nascosti dalla distanza. Ma, quali essi sono, non possono essere nascosti; attraverso il triplice velo di crespo che ella porta, la fiera luce di un’ardente sofferenza, che mai non ha posa al mattutino o ai vespri, al mezzodì o alla mezzanotte, alla marea crescente o alla marea calante, può esser veduta da terra. Ella sfida Iddio.
Ella è anche la madre delle follie; l’ispiratrice dei suicidi. Molto si affondano le radici del suo potere; ma ristretto è il numero di coloro su cui domina. Poiché ella può avvicinare solo coloro in cui una natura profonda è stata sconvolta da un’intima convulsione; coloro in cui il cuore trema e il cervello vacilla sotto i colpi combinati di tempeste interne ed esterne.
Madonna si muove con passi incerti, rapidi o lenti, ma sempre con tragica grazia. Nostra Signora dei Sospiri si trascina timida e furtiva. Ma questa più giovane sorella si muove con moti imprevedibili, a scatti e con salti da tigre. Non porta chiavi; poiché sebbene venga di rado fra gli uomini apre a forza tutte le porte che le è permesso di varcare. Il suo nome è Mater Tenebrarum, Nostra Signora delle Tenebre.
Erano queste le Semnai Theai, o Dee Sublimi, erano queste le Eumenidi o Graziose Signore (così chiamate dalla antichità in trepida propiziazione) dei miei sogni. Madonna parlava. Parlava con la sua mano misteriosa. Toccandomi il capo, ella faceva cenno a Nostra Signora dei Sospiri; e ciò che ella diceva, tradotto dai segni che (eccetto in sogno) nessun mortale sa decifrare, era questo: « Guarda! Questo è colui che sin dall’infanzia io ho consacrato ai miei altari.
Questo è colui che una volta io scelsi come mio prediletto. È lui che io ho sviato, è lui che ho ingannato, e ho sottratto al ciclo il suo giovane cuore per farlo mio. Per mia opera egli è divenuto idolatra; e per opera mia egli ha adorato, con languenti desideri, il verme e ha pregato la putrida tomba. Santa era per lui la tomba; gradevole la sua oscurità, sacra la sua corruzione. Lui, questo giovane idolatra, io ho maturato per te, cara, dolce sorella dei Sospiri!
Accoglilo tu ora nel tuo cuore, e maturalo per la nostra terribile sorella. E tu, » disse volgendosi alla Mater Tenebrarum, « perfida sorella che infuri e odi, tu prendilo a lei. Fa’ che il tuo scettro gravi sul suo capo. Non permettere che donna alcuna, e la sua tenerezza, siedano accanto a lui nelle sue tenebre. Bandisci le debolezze della speranza, dissecca il sollievo dell’amore, brucia le fontane delle lacrime, tormentalo come tu sola sai tormentare.
Così egli sarà perfezionato nella fornace, così egli vedrà le cose che non dovrebbero essere viste, visioni che sono abominevoli, e segreti che sono inesprimibili. Così egli leggerà verità passate, verità tristi, verità grandiose, verità spaventose. Così egli tornerà a sollevarsi prima di morire. E così avremo adempiuto la missione affidataci da Dio: di tormentare il suo cuore fino a dispiegare le facoltà del suo spirito. »
Tutto ciò che l’uomo attira ed emana fluisce nel cosmo e ritorna a lui amplificato. Le forze dell’opposizione tendono a polarizzare la coscienza degradandola, dividendola per amplificarla nel buio lunare, in quel cono sempre nero che non conosce vita; saranno vinte dalla luce solare, dalla purezza e dall’amore del Cristo.
Anche se tende ad adescare in luoghi comunitari, il male lavora e conduce principalmente nelle tenebre. Risulta molto importante quindi non isolarsi o nascondersi, ma rimanere nella luce con l’aiuto di quegli amici o familiari cha abbiamo accanto, e sempre con l’amore di Gesù e di Maria, vere stelle del Cielo.
Per liberarsi dal male occorre agire sullo stesso piano attraverso l’Amore misericordioso, come abbiamo detto: incontrarlo e renderlo libero di manifestarsi in tua presenza per comprenderlo, redimerlo e portarlo oltre se stesso, poiché tutto è contenuto nella Vita e tutto è puro per i puri
« L’Amore misericordioso entra nel mondo segnato col marchio della morte e della distruzione. L’Amore misericordioso penetra nel cuore dell’uomo, aggravato dal peccato e dalla concupiscenza, che è dal mondo. L’Amore misericordioso instaura un incontro con il male; affronta il peccato e la morte. E proprio in ciò si manifesta e riconferma il fatto che questo Amore è più grande di ogni male – Giovanni Paolo II ».
Le tre Madri possono rappresentare anche i lati bui dell’intelletto, del cuore e della volontà; inoltre case e società, così come tre stati dell’iniziazione tramite le prove delle forze oscure che utilizzano la magia nera attraverso il pensiero per fare del male « La magia è la scienza e la pratica delle influenze. Se un oggetto o un essere esercita sul mondo circostante un’influenza favorevole, si parla di magia bianca; se invece turba, disorganizza e distrugge, si parla di magia nera. Nell’Universo, tutto è magia: I gesti, le parole, gli sguardi, i suoni, i colori, le forme geometriche… poichè tutto è influenza reciproca. Tutte le pratiche che pongono le acquisizioni più elevate dello spirito umano al servizio della natura inferiore, al fine di influenzare oggetti ed esseri umani, fanno parte della stregoneria e della magia nera – O. Mikhael Aivanhov ».
Questi tre stati caratteristici dell’iniziazione, sono stati superati da Gesù e confermati nel Battesimo al Giordano, simbolo della Purificazione, nella Domenica delle Palme, simbolo della Vittoria, e nella morte e Risurrezione, ultimo grado iniziatico, simbolo della Rinascita nel corpo di Gloria. Gli Angeli della Terra, dell’Aria, dell’Acqua e del Sole riescono a bloccare la loro azione che può essere vinta solo dall’intercessione della Madre delle madri: Maria, la Madre dell’Amore; la quale ci porta a suo Figlio Gesù Cristo, vero liberatore che vince ogni male, grazie all’azione e alla forza dello Spirito Santo, il quale porta all’Unità attraverso l’Amore.
Anche il dolore può essere una grazia. L’uomo non è nato per vivere nella sofferenza, tuttavia può scoprirne il senso salvifico. La sofferenza non è un male che distrugge ma è un bene creativo che eleva, corregge e converte, è una prova, un’educazione redentiva poiché, legata all’amore, crea il bene ricavandolo dal male, conducendo una forza che avvicina alla Gloria eterna in unione con Cristo. Solo l’Amore, che annulla e supera il tempo, può vincere un così grande dolore.
Il male entra nell’uomo attraverso la seduzione e la menzogna, rendendo l’essere umano uno schiavo incosciente. Tuttavia, secondo le parole che Giovanni Paolo II scrive nella sua bellissima Enciclica “VERITATIS SPLENDOR”: « Nessuna tenebra di errore e di peccato può eliminare totalmente nell’uomo la luce di Dio Creatore » e ancora: « Tutti i condizionamenti e gli sforzi per imporre il silenzio non riescono a soffocare la Voce del Signore che risuona nella coscienza di ogni uomo: è sempre da questo intimo sacrario della coscienza che può ripartire un nuovo cammmino di Amore, di accoglienza e di servizio alla Vita umana ».
Magistrale è nel film Suspiria di Dario Argento scritto in collaborazione con Daria Nicolodi (primo capitolo della trilogia dedicata alle Madri), la presenza della Mater Suspiriorum, in un immenso capolavoro di immagini suggestive e inquietanti, costumi, magia, voci, suoni, colori forti e puri, che gronda acqua nel nero lucido e intenso buio del Mistero, penetrato dal rosso veicolo dell’io, dove, una bianca colomba luminosa che è la giovane protagonista (Jessica Harper), cerca di scoprire la Verità, grazie all’aiuto della sua forte volontà più volte osteggiata e indotta al sonno. Gli iniziati si riconoscono già dal loro modo di camminare, questo appare evidente in Suspiria, così come ogni gesto e movimento, ogni parola e sussurro, ogni presagio, tutto si trova al posto giusto in questo film che merita almeno 3 premi oscar.
Suspiria è un gioiello con una musica diabolica e impressionante, stupenda e ossessiva (Goblin), una scenografia da favola (Giuseppe Bassan), girato in Technicolor con una fotografia bellissima e da oscar (Luciano Tovoli), piena di bagliori, lampi, tuoni, ombre, riflessi, pioggia, dove ogni fotogramma, ogni sequenza e ogni scena è stata studiata meticolosamente alla perfezione da varie angolazioni ed è impregnata di profondi significati che emergono tra oggetti, dipinti, luci e riflessi da incubo.
Gli archi luminosi, cioè quei grossi fari che proiettano luce sul set, sono stati ricoperti con veli colorati, in modo da irradiare direttamente sui volti i colori primari; sono poi stati tolti i filtri di separazione tra i colori nel sistema Technicolor in modo da farli uscire dal loro confine fisico, creando un effetto tridimensionale, e sono state utilizzate pellicole a bassa sensibilità in modo da esaltare i contrasti e catturare le immagini con una migliore qualità, ottenere inoltre un maggior microdettaglio delle zone in ombra e una profondità di campo ideale per risaltare colori come il nero, il rosso e l’oro. Con questo sistema è possibile ammirare benissimo il filamento al tungsteno di una classica lampadina in vetro trasparente. Due domande particolari trovano risposta in questo film allucinante dalle velate e luminose influenze alchemiche, fiabesche e antroposofiche:
1. Cosa fanno le streghe? Il male, nient’altro al di fuori di quello. Conoscono e praticano segreti occulti che danno loro il potere di agire sulla realtà, sulle persone, ma solo in senso maligno. Il loro scopo è ottenere vantaggi materiali e personali ma possono raggiungerli esclusivamente con il male degli altri, con la malattia, con la sofferenza, il dolore e, non di rado, con la morte di coloro che prendono di mira per una qualsiasi ragione.

2. Potrebbe esistere un’associazione di streghe? Certo, si formano attorno ad una regina (nera e lucente come una pantera) che è tale in quanto possiede il potere di fare magia moltiplicato per cento rispetto alle altre streghe, è come un serpente, la forza risiede nel suo leader, cioè nella testa; un’associazione priva di testa è come un cobra decapitato, innocuo.
Interessante il dialogo che avviene nel film Inferno tra il libraio antiquario Kazanian e la giovane Rose (Irene Miracle) in cui viene pronunciata la seguente frase: « L’unico grande mistero della vita è che essa è governata unicamente da gente morta ».
In Suspiria, come in Inferno e in La terza Madre, il rosso circola, dipinge, veste, bagna tutto e cola sempre a terra: è il Sangue « Tutto ciò che circola, tutto ciò che nell’uomo è fluido può essere compreso solo tramite l’immaginazione – Rudolf Steiner ». Quando si parla di Sangue, come non ricordare il grande Bram Stoker, autore del romanzo iniziatico: Dracula il Vampiro. Qui si vede bene come il sangue e tutto ciò che contiene, funga da nutrimento per molte entità. Il Principe Vlad, figlio del Dragone, alchimista e conoscitore dei Misteri, è interessante e merita conoscenza.
Chi, meglio di quell’uomo alto, vestito di nero dalla testa ai piedi, con in mano un’antica lampada d’argento nella quale la fiamma brucia senza vetro o globo alcuno, lanciando lunghe ombre frementi che palpitano nell’aria, può parlare del sangue? Chi, meglio di quell’uomo dagli occhi fiammeggianti di luce rossa, come se dietro danzassero le fiamme…, con quel viso di un pallore mortale e i muscoli tesi, dalle folte sopracciglia che si uniscono sopra il naso, sembrando una sbarra di metallo incandescente, può decantare il sangue?
Il Sangue, Luce condensata, strumento dell’Io, veicolo dell’Anima, portatore della Vita, è essenza Vitale ritmica pervasa di Suono in sintonia con la Luce. Il Sangue nel corpo umano funge da collegamento e mezzo di trasporto, proprio come l’Acqua nella Terra e i raggi del Sole nel cosmo, quindi è completamente impregnato di Vita, Luce….
Il male è attratto per affinità e già lavora nella debolezza umana per trasformare e impartire le migliori lezioni, esattamente come, quanto e dove è chiamato a corrompere per consumare nell’oscurità il bene più prezioso, la Vita. La coraggiosa conoscenza del Mistero del Male attraverso la contemplazione, ci è utile per comprenderlo, così da renderlo superabile nella libertà spirituale, grazie all’aiuto delle virtù della Purezza, della Mitezza e della Temperanza, nonchè i sette doni dello Spirito Santo, che sono i doni della Carità e dell’Amore trasmessi dal Cristo.
Il Figlio di Dio è apparso per mostrare all’uomo come trarre dal male un bene più grande. Egli è questa Luce che illumina, trasforma e redime il male con il bene, con quella virtù più forte della morte che è l’Amore, seguendo la Vita. È questa, ci ha detto Benedetto XVI a Colonia, durante la XX Giornata Mondiale della Gioventù: «la fissione nucleare portata nel più intimo dell’essere – la vittoria dell’amore sull’odio, la vittoria dell’amore sulla morte. Soltanto questa intima esplosione del bene che vince il male può suscitare poi la catena di trasformazioni che poco a poco cambieranno il mondo».
Quindi, in tutti i campi, il male va vinto rinforzando e sviluppando quel bene, quel terreno fertile che ancora è presente in chi sembra guidato dal male. Abbiate fede nella Grazia e Provvidenza Divina poiché proprio attraverso la Fede, Voi aprite quella porta che permette ai raggi di entrare nella vostra casa, nel vostro corpo, nella vostra anima. Aprite le finestre della vostra casa al Sole, del vostro corpo alla Vita, della vostra anima all’Amore.
Ecco allora che Voi iniziate ad agire, non più burattini mossi da altri con le loro formule e ricette, ora siete Voi che agite, seguendo l’esempio di chi ci ha liberato per sempre. Proprio questo agire è già Grazia operante, è il primo passo della vostra trasformazione nella Luce della Verità. Per ammirare e contemplare la Verità dobbiamo essere in grado di togliere i veli, giungere oltre il corpo fisico e gli strati materiali, che coprono ciò che di più sublime esiste, risplende, vive, e che unicamente rimane per sempre, l’Amore.
La vera comunione: l’unione dell’uomo con il Cristo, è ciò che si chiama “Grazia Divina”; ogni anima è chiamata a diventare la sposa del Verbo.
Leggiamo qualche parola dal Diario di Santa Faustina Kowalska: « La mia anima è simile all’acqua limpida, in cui vedo tutto, sia la mia miseria, sia la grandezza delle grazie di Dio e da questa conoscenza veritiera il mio spirito si rafforza in una profonda umiltà. Espongo il mio cuore all’azione della Tua grazia, come un cristallo ai raggi del sole, come una goccia di rugiada nel calice di un fiore. S’imprima nel mio cuore la Tua immagine divina, e Tu che abiti nella mia anima fa che attraverso me s’irradii la Tua divinità ».
Il vero centro della vita è davanti a noi, il Cristo è il suo centro in tutte le anime umane, così il centro cristico è ovunque. Ciascun Figlio dell’Uomo è chiamato a divenire Figlio di Dio, poiché ciascun uomo è un Cristo in potenza.
Pensa a quali e quante azioni Tu sei in grado di compiere per il Bene universale, per aiutare Te stesso, l’Uomo e tutto il Creato.
Circonda la Terra con tutto l’Amore che hai e che aspetta di crescere e di moltiplicarsi, porgi il Tuo capo, dai spazio all’Incontenibile; ho visto lo Spirito scendere dal Cielo come una colomba bianca, posarsi su di Lui. Sì, quella colomba bianca che Tu hai liberato dalla finestra, voleva liberamente posarsi sul Tuo capo, voleva e vuole tornare a volare con Te.
Uomo, accendi la Stella che è in Te, fai risplendere la Tua Luce interiore, alimentala con l’Amore. Questa Luce è la Saggezza. Questo Amore è Spirito Santo. Dalla loro unione nasce la Verità che è il frutto della Saggezza e dell’Amore. Voi siete il sale della terra… voi riceverete lo Spirito Santo che scenderà su di voi… Quale profonda alchimia nelle parole di Gesù. Il sale di origine celeste, concepito da una madre terrestre, nasce in una stalla.
Dopo aver vinto la morte risorge in un corpo nuovo, Glorioso, per salvare l’umanità sofferente, come il Cristo è diventato il Salvatore del genere umano, dell’umanità spirituale. Adagiato sulla paglia nella grotta di Betlemme, Gesù è il nuovo sole, il sole che porta la luce nel mondo. Dio nelle sue spoglie mortali, che ha detto: Io sono lo Spirito e la Vita, io sono venuto a mettere il Fuoco nelle cose.
Questo Fuoco spirituale sotto forma di sale è lo zolfo occulto, che mentre opera non si palesa ai nostri occhi. Nel sale è magicamente imprigionata la luce, liberarla da esso è alchimia e questo sale rinato è il fuoco segreto. Il sale è una creatura le cui virtù e qualità superano tutto ciò che la lingua potrebbe proferire e tutto ciò che la penna potrebbe scrivere per il bene del mondo. In questo sale rinato vi sono concentrati i succhi del Sole e della Luna, lo splendore del rosso e la luce del bianco, lo Spirito e la Sposa, l’Amore e la Saggezza…
Il cammino di ascesa è costellato di mortificazioni, dall’abisso saliamo rialzati al cielo e quando ci sentiamo elevati ecco che improvvisamente veniamo riportati al centro della terra, la quale cede sotto ai nostri piedi per farci entrare nella sofferenza dimenticata che ci bagna il viso di sale celeste; è il giardino dell’anima, dove si trovano anche le spine che penetrano nella carne e ci fanno sanguinare.
In questo giardino scopriamo la pietra angolare, lo scarto dei costruttori che diventa la testata d’angolo, la pietra di fondazione dell’intero edificio. Solo allora appare il giardino delle rose, la vera unione dell’anima e dello spirito, dove gli estremi si toccano, dove gli sguardi si incontrano, dove i corpi si fondono, dove i cuori si amano, dove le anime si donano e teneramente salgono, mano nella mano, in un trasparente corpo risplendente di fuoco color rubino: sono le Nozze alchemiche, l’antichissima e attualissima alchimia che nella conoscenza attraverso ampiezze cosmiche riporta all’Albero della Vita.
Possa questa fresca tenera Vita circolare nei vostri cuori, ardere d’Amore puro che stilla fluida gioia lucente, e brillando unire il terrestre con il celeste, con sospiri aperti e capovolti in armonica sublimazione ed estasi suprema, la Forza del Credo, la Scala della Perfezione, la meravigliosa e splendida Epifania della Rubedo…
Leggiamo qualche parola dalla Tavola di Smeraldo di Ermete: « È vero è certo, è l’intera verità che ciò che è in basso è come ciò che è in alto, e che ciò che è in alto è come ciò che è in basso, affinché le meraviglie dell’Uno siano realizzate. E come tutte le cose sono state e vengono all’esistenza a partire dall’Uno grazie all’opera di un mediatore, così tutti sono nati da questa stessa unione mediante adattamento. Suo padre è il Sole, sua madre è la Luna.
Il Vento l’ha trasportato nel suo seno, la Terra è la sua nutrice: il padre di ogni perfezione del mondo è qui. La sua forza è intera se si riversa sulla Terra. Dovrete delicatamente e con grande discernimento separare la Terra dal Fuoco, ciò che è sottile da ciò che è denso.
Ascende dalla Terra al Cielo e ridiscende in Terra, riconducendo ad essa la forza di ciò che è in alto e la forza di ciò che è in basso. Così la gloria del mondo intero vi apparterrà e, di conseguenza, le tenebre fuggiranno da voi.
Tale è la potenza della forza di tutte le fortezze, perché essa vincerà quel che è sottile, e penetrerà quel che è solido. Così il mondo venne creato. Da ciò e nello stesso modo, saranno create realizzazioni meravigliose.
Ecco perché sono stato chiamato Ermete tre volte grande, perché possiedo i tre aspetti della dottrina della saggezza del mondo. Ciò che ho detto sulla preparazione dell’oro, l’operazione del Sole spirituale, è completo ».
Dal libro dei Numeri cap. 21, 4-9: Poi gli Israeliti partirono dal monte Cor, dirigendosi verso il Mare Rosso per aggirare il paese di Edom. Ma il popolo non sopportò il viaggio. Il popolo disse contro Dio e contro Mosè: “Perché ci avete fatti uscire dall’Egitto per farci morire in questo deserto? Perché qui non c’è né pane né acqua e siamo nauseati di questo cibo così leggero”. Allora il Signore mandò fra il popolo serpenti velenosi i quali mordevano la gente e un gran numero d’Israeliti morì. Allora il popolo venne a Mosè e disse: “Abbiamo peccato, perché abbiamo parlato contro il Signore e contro di te; prega il Signore che allontani da noi questi serpenti”. Mosè pregò per il popolo. Il Signore disse a Mosè: “Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque, dopo essere stato morso, lo guarderà resterà in vita”. Mosè allora fece un serpente di rame e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di rame, restava in vita.
I faraoni egiziani utilizzavano un copricapo solare dorato con un serpente posto frontalmente, esattamente come il popolo egiziano vedeva il serpente davanti al Sole rappresentato dal faraone, così il popolo israelita vedeva il serpente innalzato, la forza dell’Amore che trasforma il male in bene innalzandolo fino a farlo diventare vita e salute.
…Sono sceso nel baratro visitando l’inferno, pieno di ferite ho attraversato il deserto e sono arrivato a voi. Voglio dire Grazie, grazie a tutti voi che avete fatto parte della mia vita e grazie alle Madri che mi hanno fatto soffrire e hanno permesso al mio cuore di perfezionarsi, di crescere insieme per essere Luce.
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Bibliografia essenziale:
Thomas De Quincey: Suspiria de Profundis / Garzanti
Dario Argento e Daria Nicolodi: Soggetto e Sceneggiatura per Suspiria – Intervista / CDE
Luciano Tovoli: Direttore della Fotografia per Suspiria – Intervista / CDE
Jessica Harper: Interprete Protagonista in Suspiria – Intervista / CDE
Stefania Casini: Interprete in Suspiria – Intervista / CDE
Goblin: Colonna Sonora di Suspiria – Intervista / CDE
Asia Argento: Interprete Protagonista in La terza Madre – Intervista / Medusa
Dario Argento: Suspiria / CDE
Dario Argento: Inferno / XXThCenturyFox
Dario Argento: La terza Madre / Medusa
Goblin: Suspiria / Cinevox
Bram Stoker: Dracula il vampiro / Longanesi
O. Mikhaël Aïvanhov: Il libro della magia divina / Prosveta
Giovanni Paolo II: Redemptoris Mater / Libreria Editrice Vaticana
Giovanni Paolo II: Insegnamenti / Libreria Editrice Vaticana
Giovanni Paolo II: Veritatis Splendor / Libreria Editrice Vaticana
Fulcanelli: Le Dimore Filosofali / Mediterranee
Mark Hedsel: L’Iniziato / Mondadori
Antonio Bigliardi: Crescere insieme per essere Luce – Conferenza / Natura, Amore e Vita

Pagina Ufficiale del Romanzo di Renzo Samaritani:

https://goo.gl/MDm8td

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